Internet e Italia, un binomio che ancora non decolla



Si chiama Desi, e le sue iniziali spiegano cosa sia, ovvero Indice di dati Digitali, Economici e della Società (ovvero, in inglese, Digital Economic and Society Index): dal 2014, attraverso questo studio la Commissione Europea racconta tutto quello che riguarda Internet, il digitale e le nuove tecnologie nei vari Stati membri, oltre che più in generale i cambiamenti delle abitudini da parte dei cittadini e la loro capacità di abbracciare il cambiamento ed essere realmente innovativi.

Una classifica impietosa per l’Italia

L’ultimo aggiornamento di questa graduatoria, che mette in fila i 28 Paesi dell’Ue, non arrida particolarmente all’Italia, che si posiziona complessivamente al venticinquesimo posto, non riuscendo a migliorare la posizione dello scorso anno nonostante qualche piccolo passo in avanti sulle infrastrutture, nella pubblica amministrazione, in alcune fasi della produzione di beni e servizi, che stanno adeguandosi alle sfide digitali; troppo poco, però, per colmare la distanza che resta con gli altri Paesi, che invece corrono a ritmi più sostenuti.

Ma aumentano le linee veloci

Il primo fattore analizzato è quella connettività, che riguarda gli aspetti infrastrutturali del Paese: secondo i riscontri dell’indice Desi, l’Italia ha compiuto nel corso del 2016 progressi significativi grazie soprattutto al forte aumento della copertura delle reti a fibra ottica, ma la diffusione della banda larga fissa è ancora bassa nonostante il calo generalizzato dei prezzi. Questo significa che gli operatori stanno viaggiando a buoni ritmi, in un contesto in cui ai player tradizionali si affiancano anche aziende emergenti come Eolo, che con le sue offerte Internet sta raggiungendo sempre più clienti.

Dati in controluce

Ma dall’altra parte della bilancia c’è però un gap culturale che ancora non si riesce a colmare, perché gli italiani sembrano ancora poco interessati (o poco informati) a utilizzare le infrastrutture tecnologiche che stanno migliorando. Addirittura, secondo alcune ricerche per quasi un terzo degli abitanti dello Stivale Internet viene “ignorato” come strumento di crescita economica o di semplificazione di alcuni aspetti del quotidiano, restando di fatto inutilizzato.

Pochi laureati in materie scientifiche

E allora stupisce poco la lettura di un altro parametro del Desi, che riguarda proprio il capitale umano: gli italiani sono tra gli ultimi in Europa per competenze digitali, perdendo addirittura terreno rispetto ad altri Paesi in cui questo bagaglio culturale sta diventando sempre più radicato. In particolare, mentre in Spagna si sta puntando molto su queste facoltà, qui da noi mancano i laureati in materie scientifiche e tecniche, a riprova di una nazione che ha ancora molta difficoltà ad abbracciare l’innovazione.

Internet, questo sconosciuto

Se fin qui le cose non sembravano positive, c’è un altro dato in cui addirittura l’Italia fa peggio, ed è quello relativo all’uso di Internet: a livello europeo, infatti, siamo penultimi per attività effettuate online, come medie di molto inferiori a quelle dell’Ue sia nella fruizione delle notizie, nell’utilizzo dell’home banking e negli acquisti online. La maggior parte del tempo è infatti trascorsa sui social network, ma sempre con percentuali più basse rispetto agli internauti del Vecchio Continente.

Un problema sociale

Questo significa, analizzando i numeri in chiave “sociale”, che il nostro Paese si sta evolvendo a velocità molto basse dal punto di visto economico, culturale e sociale perché la tecnologia continua a non diffondersi in maniera adeguata anche per problemi di tipo culturale. Tradotto in altre parole, gli italiani sembrano non comprendere a pieno il valore del digitale e come l’innovazione possa migliorare alcuni aspetti del quotidiano, come pagare le bollette, agevolare i servizi finanziari, velocizzare gli acquisti.